• Arte, Storie

    I segreti della creatività

    12 Aprile 2019 • Eleonore


    Scrivania di Beatrice Alemagna
    da www.lefiguredeilibri.com

    “I segreti della creatività: cinque* illustratori raccontano la loro esperienza” era il titolo di uno dei numerosissimi incontri organizzati all’interno della Fiera del libro per Ragazzi che si è svolta da poco a Bologna. L’incontro era guidato da Anna Castagnoli, autrice, illustratrice e ideatrice del blog LeFiguredeiLibri.com, che abbiamo ospitato a Bologna per un bellissimo corso sui meccanismi dell’albo illustrato. La riflessione sulla diversità e sulla varietà dei meccanismi creativi era nata l’anno precedente durante una residenza d’artista organizzata dalla rassegna “I colori del sacro” di Padova.

    Ebbene, questa conferenza è stata così profonda e interessante – oltreché molto affollata! – che ho preso un sacco di appunti e voglio condividere qualcosa qui. Sarà necessariamente tutto più sintetico e parziale di quello che ho ascoltato dal vivo ma spero che possa essere comunque interessante.
    Oltre ad Anna Castagnoli, che era coinvolta anche in quanto illustratrice, erano presenti altri tre illustratori: Beatrice Alemagna, Emilio Urberuaga e Xavier Zabala. Anna aveva organizzato la discussione e il confronto sulla creatività attorno ad alcuni “temi”. Ad accompagnare le loro parole c’erano anche delle belle immagini che ho provato a fotografare ma la qualità è troppo scarsa per pubblicarle. Vi toccherà usare l’immaginazione!

    (*uno degli illustratori era assente, per questo sono solo quattro)

    I temi attorno ai quali ruotava la discussione erano identificati da parole-chiave e domande:

    TALISMANO
    La prima domanda rivolta agli illustratori era se c’è un oggetto che li segue progetto dopo progetto, scrivania dopo scrivania, che usano come “portafortuna”.
    Per Beatrice Alemagna è un paio di forbici, perché per lei il taglio è qualcosa di importante e le forbici la aiutano a uscire dallo stereotipo e a trovare un’immagine impensata.
    Anna Castagnoli ha citato il libro di Richard Scarry “I’m a bunny” e il ricordo del sentimento di bellezza che provava quando lo leggeva da piccola. La generosità per lei consiste nel regalare un mondo bello ai bambini, perché possano farsi ispirare.
    Emilio Urberuaga ha parlato di una strana composizione formata da un sanpietrino, preso della strada in cui giocava da bambino, e dalla chiave della porta della casa dei suoi nonni, dove dice di essere stato felice come non mai. Ci tiene a precisare che la composizione formata da questi due elementi non è una scultura, è piuttosto una madeleine di Proust, capace di aprire universi di ricordi.
    Per Xavier Zabala si tratta invece di due elementi più semplici, ma non per questo meno interessanti: un taccuino e una tela bianca. “Io con un taccuino mi sento a casa” è una frase che si ripete spesso e ha invitato tutti a riflettere sul fatto che un quaderno è un grande spazio di libertà privata.

    SCRIVANIA
    La seconda domanda riguardava la loro scrivania e il loro studio o il posto dove lavorano: come sono?
    Beatrice Alemagna per lavorare ha bisogno di uno spazio silenzioso. La sua scrivania è disordinata, dice che nel suo studio ci sono disordine e sporcizia perché accumula molte cose vecchie e non le pulisce; è interessante notare come il disordine e la sporcizia siano due elementi che entrano poi a far parte dei suoi lavori e del suo stile.
    Anna Castagnoli non ha un’unica scrivania, racconta che quando lavora migra per la casa scappando dal suo disordine. Il disordine per lei è un problema, perché per lavorare ha bisogno di ordine; si chiede se il disordine non sia forse un bisogno di protezione dal contatto con qualcosa di intimo, con le emozioni, da cui spesso scappa. La creatività diventa quindi una continua ricerca, tra ordine e disordine, e in mezzo a questa ricerca dice di riuscire a fare qualche libro! 🙂
    La scrivania di Emilio Urberuaga viene da uno studio di design degli anni ’30 ed è un regalo di uno dei suoi tanti amici. È forse la cosa più preziosa che ha nel suo studio. Lui, per lavorare, ha bisogno di luce e acqua, ha quindi fatto installare un rubinetto molto vicino alla scrivania.
    Per Xavier Zabala la creatività c’entra con l’entropia, con il disordine. Racconta di partire sempre dal disordine e di cercare un ordine nel lavoro.

    PERSONA
    La terza domanda aveva a che fare con una persona importante per loro e per il loro lavoro.
    Beatrice Alemagna ha citato due grandi maestri per lei: Tomi Ungerer e Pablo Picasso, che sono anche presenti sulla sua scrivania in foto. Il motivo della scelta di entrambi è la forza e violenza del loro lavoro. Ci sono due frasi che le piacciono molto. Tomi Ungerer : “Non ho nessuna possibilità di cadere nello stato infantile quando disegno, perché ci sono da sempre”.
    Pablo Picasso: “Non trovo, ma cerco”.
    Anna Castagnoli ha raccontato di aver iniziato ad essere creativa da quando ha incontrato una persona che le vuole bene, che la ascolta, che la aiuta nei momenti difficili: suo marito. A Barcellona, dove vivono, c’è un bar in cui vanno tutti i sabati pomeriggio a discutere delle cose della settimana passata e di quella successiva. Insieme hanno trasformato problemi e difficoltà in qualcosa di positivo, in passione per il loro lavoro.
    Emilio Urberuaga ha parlato di un amico, Stepan Zavrel, fondatore della scuola di Sarmede, con il quale ha imparato a non avere paura del foglio bianco, a non avere paura di strappare un disegno e soprattutto a non avere paura della vita.
    Xavier Zabala ha raccontato invece di un maestro polacco [di cui ho perso il nome] che lo ha portato alle due di notte in un bosco ad ascoltare gli usignoli.

    OSTACOLO/DIFFICOLTÀ
    La quarta domanda, partendo del presupposto che la creatività è sempre il superamento di ostacoli, riguardava proprio il loro rapporto con le difficoltà.
    Beatrice Alemagna ha raccontato di quando in “Un grande giorno di niente” voleva disegnare il dramma del bambino protagonista e dopo diverse prove che non funzionavano le sembrava di aver finalmente trovato la soluzione: le gambe che diventano dei tronchi, per simboleggiare il blocco. L’immagine però era troppo forte per l’editore americano che le ha chiesto di cambiare quella scena; e lei cosa ha fatto? Ha cambiato editore!
    Anna Castagnoli ha riflettuto sul fatto che a volte è necessario spostare il punto di vista, da interno a esterno: può capitare, infatti, che non sia solo uno dei personaggi che non funziona ma tutta una scena; e bisogna avere il coraggio di cambiarla, anche se costa tanto lavoro.
    Per Emilio Urberuaga la professione di illustratore si compone di due parole: “posso” e “voglio”. Una domanda che si fa spesso: “voglio, ma posso?”. Occorre, secondo lui, essere consapevoli del fatto che non sempre si può fare tutto quello che si vorrebbe; è convinto, però, che tutte le cose che un illustratore ha in testa prima o poi arriveranno, bisogna solo saper aspettare il momento giusto.
    Xavier Zabala ha raccontato infine di come per lui la creatività c’entri con la superbia, con la modestia e con le paure; e di come bisogna sempre trovare la strada giusta e l’equilibrio tra tutti questi elementi.

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