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    Il Sé Gemello, alla ricerca del proprio Sé più autentico: uno sguardo alle vite degli Altri

    17 Settembre 2019 • Serena

    Ognuno di noi vive una doppia biografia: una biografia “ordinaria”, che si svolge secondo un fluire cronologico di accadimenti quotidiani, e la “vera biografia”, quella in cui si manifesta l’elemento unico e irripetibile della propria individualità, inequivocabile indizio della presenza di un Sé più autentico, che si muove e agisce per realizzare la vocazione della nostra vita. James Hillman si riferiva a questa presenza chiamandola daimon.

    Si colgono esistenze che si sviluppano apparentemente senza direzione e che poi trovano un loro senso solo attraverso uno sguardo retrospettivo: Steve Jobs descriveva in questi termini il suo percorso di vita nel discorso tenuto a Stanford.

    A volte questo Sé si impone nella vita di una persona con la chiarezza improvvisa di un’epifania: Paul Klee per esempio diviene consapevole di essere diventato pittore nel 1914, durante un viaggio in Tunisia.

    Altre volte, invece, si nasconde all’ombra di un fallimento, lì dove non penseremmo mai di poterlo incontrare: ho in mente il racconto biografico di J. K. Rowling e la meraviglia con cui lei stessa racconta l’apparizione dell’idea di romanzo, giunta inaspettata proprio nel periodo più buio della sua esistenza.

    Altre volte ancora, il Sé più autentico giunge così inatteso da assumere i contorni di  un evento prodigioso: come accade nella vita di Hellen Keller, cieca e sorda dall’età di 19 mesi, quando viene improvvisamente raggiunta dalla consapevolezza che squarcia il velo scuro della cecità per porgerle la comprensione del linguaggio dei segni, restituendole una vista ben più profonda e preziosa di quella ordinaria.

    Esploriamo insieme il racconto di differenti epifanie nelle parole dei protagonisti di queste <<vite fuori dal comune>>.

    PAUL KLEE

    Interrompo il lavoro. Un senso di conforto penetra profondo in me, mi sento sicuro, non provo stanchezza. Il colore mi possiede. Non ho bisogno di tentare di afferrarlo. Mi possiede per sempre, lo sento. Questo è il senso dell’ora felice: io e il colore siamo tutt’uno. Sono pittore. 

    PAUL KLEE – Diari, Abscondita Edizioni

    Questa frase esprime con una chiarezza cristallina, il momento in cui Klee incontra il suo “Sé Pittore”. Nel momento della rivelazione, Klee si trova in viaggio in Tunisia, nel 1914, insieme ai due amici pittori August Macke e Louis Moilliet: il calore cromatico e la luce dei paesaggi africani, risvegliano in lui una nuova voce espressiva legata al colore.

    J. K. ROWLING

    In verità, per decidere cosa dirvi oggi mi sono spremuta il cuore, oltre che le meningi. Mi sono chiesta cosa avrei desiderato sapere il giorno della mia laurea e quali importanti lezioni ho imparato nei ventun anni trascorsi da quel giorno. (…)

    Rivedere la ventunenne che ero il giorno della laurea è un’esperienza leggermente sgradevole per la quarantaduenne che sono diventata. Mezza vita fa, cercavo un difficile equilibrio fra le mie ambizioni personali e le aspettative dei miei cari. Ero convinta che l’unica cosa che avrei voluto fare nella vita era scrivere romanzi.

    Il fallimento mi costrinse a eliminare tutto ciò che era superfluo. Smisi di illudermi di essere qualcosa che non ero e presi a incanalare ogni mia energia nel portare a termine l’unico lavoro che mi stava a cuore. Se davvero avessi avuto successo in qualcos’altro, forse non avrei mai trovato la forza di riuscire nell’unico campo a cui ero convinta di appartenere veramente. Con il realizzarsi della mia più grande paura mi ero ritrovata libera, ero ancora viva, avevo una figlia che adoravo, avevo una macchina da scrivere e un’ottima idea. E così il fondo che avevo toccato diventò la solida base su cui ricostruii la mia esistenza.

    J.K. ROWLING – Buona vita a tutti, Salani Editore – Commencement Speech at Harvard

    VANDA SCARAVELLI

    La biografia di Vanda Scaravelli è un esempio eclatante di doppia biografia. Prima di incontrare lo yoga, Vanda era un’ottima pianista ed era sposata con Luigi Scaravelli, un professore di filosofia nelle Università di Pisa e Roma. Vanda iniziò a praticare yoga solo dopo la morte del marito (a 46 anni!), approcciandosi a questa disciplina con curiosità, come un gioco e ‘senza nessuna ambizione’, fino a diventare – sotto la guida di Krishnamurti e Iyengar – una praticante dedita e appassionata, capace di integrare la pratica dello yoga talmente profondamente dentro di sé da elaborare un approccio del tutto personale e unico. É questa personale visione dello yoga che l’ha resa, infine, un personaggio leggendario e un’insegnate conosciuta e apprezzata a livello internazionale.

    Ho iniziato a praticare yoga a 45 anni e da quel momento è entrata in me una nuova vita.

    Avevo appena perso mio marito e lo yoga mi ha permesso di sopravvivere. Non avevo idea che mi avrebbe aiutato: all’epoca per me praticare yoga non era diverso da qualsiasi altra attività fisica.
    Con tutti i problemi che avevo in quel momento della mia mi sarei potuta spegnere completamente, ma lo yoga mi ha aiutato: lo yoga mi ha  presa per i capelli, spingendomi in una nuova direzione.

    Ero così felice, il mio corpo era felice. Il mio corpo fioriva.
     
    Siamo abituati a pensare che i fiori fioriscano solo in primavera; invece molti fioriscono nuovamente in autunno. Ecco, io sono un fiore autunnale.

    VANDA SCARAVELLI

    HELEN KELLER

    Se ancora non la conoscete, be’ dovreste. Helen Keller era una bambina come tante, ma a 19 mesi una malattia l’aveva resa cieca e sorda. Questo non le ha impedito però di diventare una delle donne più famose di ogni tempo. È stata scrittrice, insegnante, avvocato, suffragetta e attivista politica. Quattordici presidenti degli Stati Uniti vollero fare la sua conoscenza. La fondazione che porta il suo nome è impegnata in attività di assistenza e volontariato in tutto il mondo. La sua infanzia è raccontata anche nel film “Anna dei Miracoli” (The Miracle Worker).

    Qualcuno stava prendendo l’acqua e la mia insegnante mise le mie mani sotto il getto. Nel momento in cui il getto freddo fluì su una mano, compitò nell’altra la parola ‘acqua’, prima lentamente poi più veloce. Rimasi immobile, attenzione rivolta totalmente al movimento delle dita. Improvvisamente sentii la coscienza confusa di un qualcosa di dimenticatoIl brivido di un pensiero che ritorna e, non so come, il mistero del linguaggio mi fu rivelato. Sapevo che “a-c-q-u-a” significava quella cosa fresca e meravigliosa che mi stava fluendo sulla mano. La parola, viva, risvegliò la mia anima, dandole luce, speranza, gioia, la rese libera!

    HELEN KELLER – Il Silenzio delle conchiglie, Edizioni e/o

    STEVE JOBS

    Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. 
    Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso (…)

    Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro. 
    Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all’indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa – il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa.

    STEVE JOBS – Commencement Speech at Stanford

    RIFERIMENTI

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