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    Il Sè Gemello: alla ricerca del proprio Sé più autentico

    4 Settembre 2019 • Serena

    Il Sé Gemello: alla ricerca del proprio Sé più autentico

    Ci sono libri che hanno il potere di risvegliarci, di scuotere così profondamente la nostra visione delle cose che, dopo averli letti, il mondo non è più lo stesso.

    “Il Codice dell’Anima” di James Hillman è uno di questi libri.

    Fin dalle prime pagine il libro si apre in modo potentissimo:  una sequenza di colpi così ben assestati al nostro modo ordinario di vivere e di interpretare gli eventi della vita, da restare letteralmente senza la terra sotto i piedi.

    Lo ammetto: mi ha catturato fin da subito sia per la natura sovversiva dell’autore sia per il coraggio con cui mette in discussione gli assunti della psicologia tradizionale, denunciandone i ‘guasti’ sulla cultura contemporanea.
    Hillman è stato psicanalista, filosofo, cittadino del mondo e insaziabile esploratore di mondi e di culture. Questa vastità di visione Hillman è stato capace di distillarla in immagini e di confezionarla in una narrazione ammaliante.

    Provate a leggere l’apertura del libro e ditemi se non sentite anche voi  un richiamo irresistibile:

    “Ci sono più cose nella vita di ogni uomo di quante ne ammettano le nostre teorie su di essa. Tutti, presto o tardi, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada.

    Alcuni di noi questo “qualcosa” lo ricordano come un momento preciso dell’infanzia, quando un bisogno pressante e improvviso, una fascinazione, un curioso insieme di circostanze, ci ha colpiti con la forza di un’annunciazione: Ecco quello che devo fare, ecco quello che devo avere. Ecco chi sono.
    Questo libro ha per argomento questo annuncio.

    O forse la chiamata non è stata così vivida, così netta, ma più simile a piccole spinte verso un determinato approdo, mentre ci lasciavamo galleggiare nella corrente pensando ad altro. Retrospettivamente, sentiamo che era la mano del destino.
    Questo libro ha per argomento quel senso di destino.”

    – James Hillman

    Non appena ho letto queste prime righe mi sono ritrovata a ripercorrere la mia vita a ritroso, alla ricerca del momento in cui questo annuncio si è manifestato nella mia vita.

    Hillman afferma che esiste nella vita di ciascuno di noi una vocazione individuale capace – da sola – di restituire senso al nostro essere qui sulla Terra.

    La visione di Hillman si spinge fino a ipotizzare l’esistenza di una doppia biografia dentro ogni vita: una biografia “ordinaria”, che si svolge secondo un fluire cronologico di accadimenti quotidiani, e la “vera biografia”, quella in cui si manifesta l’elemento unico e irripetibile della nostra individualità, inequivocabile indizio della presenza di un Sé più autentico (daimon), che si muove e agisce per realizzare la vocazione della nostra vita.

    Hillman non solo teorizza questa presenza ma ne dimostra anche l’esistenza osservando le biografie di personaggi straordinari: queste vite “fuori dal comune” più di altre possono essere assunte come modello, perché in esse è più semplice cogliere l’apparizione del daimon e seguirne lo sviluppo. Ma l’autore ci tiene a chiarire che ognuno di noi porta in sé questa presenza, così come porta dentro al cuore l’immagine segreta della propria vocazione, del proprio destino.

    É entusiasmante muoversi tra gli eventi biografici e autobiografici, per ritrovare le tracce di questa presenza più autentica e dei modi incredibili in cui sceglie di manifestarsi.

    Si colgono esistenze che si sviluppano apparentemente senza direzione e che poi trovano un loro senso solo attraverso uno sguardo retrospettivo: Steve Jobs descriveva in questi termini il suo percorso di vita nel discorso tenuto a Stanford.

    A volte questo Sé si impone nella vita di una persona con la chiarezza improvvisa di un’epifania: Paul Klee per esempio diviene consapevole di essere diventato pittore nel 1914, durante un viaggio in Tunisia.

    Altre volte, invece, si nasconde all’ombra di un fallimento, lì dove non penseremmo mai di poterlo incontrare: ho in mente il racconto biografico di J. K. Rowling e la meraviglia con cui lei stessa racconta l’apparizione dell’idea di romanzo, giunta inaspettata proprio nel periodo più buio della sua esistenza.

    Altre volte ancora, il Sé più autentico giunge così inatteso da assumere i contorni di  un evento prodigioso: come accade nella vita di Hellen Keller, cieca e sorda dall’età di 19 mesi, quando viene improvvisamente raggiunta dalla consapevolezza che squarcia il velo scuro della cecità per porgerle la comprensione del linguaggio dei segni, restituendole una vista ben più profonda e preziosa di quella ordinaria.

    Se volete dare uno sguardo più da vicino a queste vite <<fuori dal comune>> vi rimando a questo post.

    Se invece siete appassionati di podcast potrete avventurarvi nella stessa ricerca con due guide d’eccezione: Michela Murgia con il suo Morgana – Storie di ragazze che tua madre non avrebbe approvato – e Massimo Temporelli, che in F***g Genius – Fottuti Geni, ripercorre le vicende biografiche delle grandi figure che hanno trasformato la nostra evoluzione. Entrambi i podcast sono prodotti da Storielibere.fm e ormai mi hanno creato una vera e propria dipendenza.

    Una cosa è certa: se alcuni fanno conoscenza con il proprio Sé più autentico molto precocemente già nell’infanzia, altri invece colgono la sua presenza solo in tarda età.

    Personalmente rientro nel gruppo di persone per le quali questa ricerca non né semplice né immediata. Ed è forse questo il motivo per cui, da molti anni, scrivo quotidianamente un diario.

    Attraverso il gesto della scrittura a mano ho l’occasione di soffermarmi e osservare il dipanarsi del delicato filo d’oro che tiene insieme i fatti ordinari della mia vita, unica traccia di quel Sé più autentico di cui parla Hillman, di quella immagine individuata dell’anima, che altrimenti passerebbe inosservata.

    L’anno scorso ho avuto la fortuna di approfondire questa mia ricerca con un’insegnante appassionata: Silvia Schiavo, docente della Scuola Holden di Torino, editor e formatrice esperta nell’ambito della scrittura del Sé.  
    Silvia diffonde un approccio alla scrittura molto profondo, rivolto alla crescita individuale e alla consapevolezza di Sé, partendo da un assunto luminoso: nella vita di ognuno di noi è rintracciabile quell’elemento di straordinarietà e unicità che possiamo ritrovare nelle vite delle personalità “fuori dall’ordinario”.

    Nel corso dei suoi laboratori, Silvia invita le persone a  riprendere contatto con questa parte segreta della propria vita e a cercare gli strumenti che permettono di riconoscerla nelle fugaci, ma significative, apparizioni nella quotidianità.

    Prendendo a prestito una definizione di Martin Lindstrom, Silvia si riferisce a questa presenza libera e a volte sfuggente come Sé Gemello, e afferma che è sempre possibile rintracciarla attraverso il lavoro di autobiografia e di biografia: scrivendo, disegnando, raccogliendo indizi e prove della Sua presenza nella vita quotidiana e immaginaria di ciascun* di noi.

    E voi, avete già incontrato il vostro Sé più autentico?

    Se siete curios* e vi sentite pront* a partire in questa ricerca avventurosa, vi consiglio di non perdere i prossimi laboratori di Silvia.

    RIFERIMENTI

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