• Storie

    Scegliere la propria strada nella vita (oppure non sceglierla affatto)

    14 Maggio 2020 • Serena

    “Non andare dove il sentiero ti può portare. Vai invece dove il sentiero non c’è ancora e lascia dietro di te una traccia”

    R. W. EMERSON

    TRACCIARE IL SENTIERO

    Negli ultimi tempi ci è capitato spesso di avere bellissimi scambi e condivisioni sulla difficoltà di scegliere la strada da percorrere.

    Ancora. Di nuovo. Continuamente.

    Come facciamo a sapere se stiamo facendo la scelta giusta, soprattutto se ci stiamo avventurando in un sentiero mai percorso prima?

    A volte ci aspettiamo di avere tutta la chiarezza prima ancora di compiere la scelta. Altre volte costruiamo scenari su scenari cercando di coprire tutti i futuri possibili.
    Ma il punto è che le scelte autentiche racchiudono sempre una dose di rischio e ci richiedono di fare i conti con scenari sconosciuti e non prevedibili.
    Si può solo mettere un passo davanti all’altro e coltivare una profonda fiducia, anche quando non vediamo il sentiero sotto i nostri piedi.
    A 30. 40. 50 anni. E oltre.

    Questo è vero anche per me ed Eléonore, fin dalla nascita di questo progetto lavorativo, quotidianamente.

    E ancora di più in questo momento, che ha segnato per noi – come per tutti – una brusca frenata alle attività e una grande incertezza verso il futuro.

    RICONOSCERE LA PROPRIA STRADA NON È UN PERCORSO LINEARE

    Anna Castagnoli lo racconta bene in un bell’articolo scritto per Topipittori.
    Seppure abbia manifestato fin da piccola una predilezione per la pittura, non è diventata illustratrice seguendo un percorso lineare.
    Ha frequentato il suo primo corso a Sarmede a 20 anni per pura coincidenza, tirando questa prima conclusione: “Sarebbe stato al di là delle mie forze e capacità di sopportazione ricominciare a sentirmi informe come una medusa e insicura come un coniglio in mezzo a un’autostrada, e ritrovarmi ancora con due mani delle quali non sapevo mai che fare, se non nasconderle in tasca”.
    È poi tornata a Sarmede a 30 anni – ben 10 anni dopo – ed è stato a quel punto che qualcosa ha cominciato a muoversi dentro di lei.
    Eppure c’è voluto ancora del tempo prima che fosse in grado di riconoscere la sua strada e compiere la scelta definitiva di dedicarsi all’illustrazione e all’insegnamento.

    Ci piace questo racconto perché seppure costellato di coincidenze quasi magiche, parla della difficoltà del trovare sé stessi e del tempo necessario per riconoscere la strada che si sta percorrendo.

    DARSI TEMPO. ANCHE PER DIMENTICARE

    L’altra storia che ci piace riportare è quella di Bernard Friot.
    Pur essendo molto diversa da quella di Anna, ne condivide la fiducia in uno speciale sesto senso: quello in grado di farci riconoscere (e seguire) ciò che risveglia la gioia nell’anima.

    Bernard è stato – ed è – tante cose insieme: un formatore, un insegnante, uno scriba, un traduttore, un lettore, uno scrittore per bambini e ragazzi, un poeta, uno sperimentatore, un amante della vita, della cucina e della poesia.
    Le sue molteplici vite sembrano susseguirsi come perle tenute da un unico filo: un amore smisurato per le parole e una creatività anticonvenzionale.
    L’ultima volta che lo abbiamo incontrato di persona, Bernard ci ha detto: “Siamo qui per sperimentare. Poi però occorre saper dimenticare.
    Occorre tempo, occorre ‘lasciare lievitare la pasta’. La pasta per il pane è qualcosa di meraviglioso: non si fa niente, ma lei agisce da sola!
    Occorre fare lo stesso con il nostro lavoro. Lasciandoci il tempo, cosicché la parte più inconscia lavori indisturbata, mentre peliamo le patate, mentre passeggiamo, mentre facciamo la doccia oppure mentre siamo senza fare niente”.

    TROVARE, DOVE MENO TE LO ASPETTI

    Racconto queste storie perché, ogni volta, mi stupisco di come le risposte che cerchiamo spesso arrivino dove meno ci aspetteremmo di trovarle.
    Cosi un laboratorio di illustrazione o di scrittura possono essere molto molto di più che 8 ore di esercizi per costruire una nuova competenza o una nuova professione.
    La magia sta tutta nell’incontro e nella relazione. Incontri così possono “non servire a niente” eppure cambiarti la vita.
    Forse anche perché – a ben vedere – più che darti risposte, ti arricchiscono con nuove domande.

    Difficilmente usciremo dalle nostre incertezze e dai nostri dubbi rimanendo a rimuginare e preoccuparci nella nostra stanza (so di cosa sto parlando ;-).

    La vera scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel vederli con nuovi occhi.

    MARCEL PROUST

    SPERIMENTARE, SEMPRE

    Non so ancora dire in che modo i due mesi di lock-down appena trascorsi mi abbiano cambiato e come abbiano modificato il mio percorso di vita e quello progettuale e lavorativo con Eléonore.

    So che qualcosa è cambiato. Ma non so ancora in che modo.

    So che alcune cose non sarebbero successe senza le premesse di cui ho scritto sopra.
    Per esempio, io ed Eléonore non ci saremmo mai avventurate nell’organizzazione di webinar se non fossimo state curiose. Se non fossimo andate oltre il pregiudizio iniziale, non avremmo mai scoperto che qualcosa di questa nostra umanità buca lo schermo e ci tiene uniti gli uni agli altri, nonostante tutto.

    Questa non è una dichiarazione di fiducia incondizionata nella tecnologia. E’ una dichiarazione di amore per l’umanità di cui siamo capaci quando scegliamo di rimanere aperti invece che chiuderci, di seguire la curiosità invece che la paura.

    Ho una grande fiducia in un seme. Convincimi che hai un seme, e sono pronto ad aspettarmi meraviglie.

    HENRY DAVID THOREAU

    COLTIVARE LA FIDUCIA, NEL PRESENTE

    Un piccolo seme porta dentro di sé l’intero progetto di un albero, dando origine a un’incredibile susseguirsi di cambiamenti che – come ci ricorda H.D. Thoreau – promettono meraviglie.

    Sia a me che a Eléonore abbiamo una grande fiducia nei semi, tanto da aver scelto di chiamarci proprio così.
    Ci è sembrata una metafora perfetta da tenere vicino a sé anche nell’attraversare il prossimo Futuro, accettando la sfida di coltivare la fiducia anche senza sapere dove questo cambiamento ci condurrà.

    Non so dire, in questo momento, se questa modalità che stiamo sperimentando con gli eventi online determinerà una nuova forma, una nostra nuova identità lavorativa o se è la mia strada.

    Ci vorrà tempo sicuramente per poter trarre delle conclusioni.

    Oppure non ce ne vorrà affatto per cominciare ad avere una relazione diversa con il futuro, meno deterministica e assurdamente meno problematica, perché abbiamo imparato un po’ di più a stare nel presente.

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